
PROF. FRANZ WILHELM BARUFFALDI PREIS
Quando mi sono seduto al tavolo, ormai rassegnato ad una serata assolutamente pesante, ho guardato il relatore e ho subito intuito, con sollievo, che l’incontro che stavo per vivere non era “scientifico”, con la certezza di non capire quasi nulla e con l’obbligo di fingere interesse davanti ad immagini, sicuramente forti, che mi avrebbero intimamente messo a disagio.
Un appuntamento, che poteva sembrare solo per gli addetti ai lavori, si è invece dimostrato “speciale”, proprio come prometteva la locandina. Quanta umanità ho sentito!
In questa serata ho avuto la fortuna di ascoltare un uomo che ha compreso la sua strada e ha deciso di percorrerla, con passione e perseveranza.
Non è da tutti decidere di dedicare la propria vita ad avere cura di chi soffre.
Credo che nessuno possa immaginare la sofferenza fisica, il tormento e l’angoscia di chi ha visto devastare il proprio corpo dal fuoco.
Sentendolo parlare l’ho immaginato, mentre si china sul paziente, annullando la distanza, per essergli vicino nella cura della sua sofferenza fisica e per supportarlo anche nel dolore che si è impossessato del suo cuore.
Quando senti questa missione viene automatico lasciare le valigie pronte per l’Argentina e correre in ospedale. Quando chi arriva non è un numero, viene automatico impegnare la vita e rimanere tante ore in sala operatoria o in corsia. Non c’è spazio per coloro che aspettano la pausa pranzo o il momento di andarsene.
Il nostro relatore è l’emblema del medico che sa stare accanto a chi soffre e a coloro, genitori, mogli, mariti, figli che vivono, con altrettanta sofferenza e solitudine, una tragedia.
Non sappiamo chi siano, ma poco importa. L’immagine del medico che abbraccia il suo paziente o gioca a palla con lui sono gli scatti di un’umanità che si vuole bene, di un’umanità che ha e pretende un suo futuro.
Ma a questo punto non si può infine tacere su altri protagonisti che non hanno parlato in questa stupenda storia, ma tanto avrebbero da dire.
Grazie a tutti i medici e infermieri, che non guardano l’orologio e neppure lo stipendio – ne avrebbero diritto - che con dedizione e passione stanno acconto a te, sempre ogni giorno e ogni ora per questa tua scelta che altro non è che misericordia e carità, per un mondo migliore.
Grazie Franz Wilhelm per quello che hai fatto e farai ancora per tutti coloro che ti incontreranno, perché hanno un disperato bisogno di ritornare a vivere.
Roberto Ferrari